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StregaTe: erbe, storia e mistero. Il tea shop di via Porta Nova a Bologna

  • Immagine del redattore: Benedetta Mostratisi
    Benedetta Mostratisi
  • 20 feb
  • Tempo di lettura: 4 min

«Preparare una tazza di tè non significa mettere dell’acqua a bollire e fare tutt’altro nel mentre, ma richiede dedizione proprio come se stessimo cucinando.»


Il nostro rapporto con la natura, oggi, è mutato, allontanato dalla comodità, vissuto con disattenzione. In passato però, esistevano donne e uomini, che per scopi alimentari e curativi, sapevano riconoscere piante, erbe e funghi: vivevano in simbiosi con la terra che coltivavano, decifrando le stagioni come mutamenti fisici e dell’anima.


Il pagus era la periferia, il bosco, la montagna. Etimologicamente essere un pagano significava essere abitante del villaggio, essere il rustico, il campagnolo. Nelle zone rurali, fuori dalla città, i pagani veneravano rocce, fonti e alberi, tre elementi contemplativi, considerati custodi dell’esistenza e della fertilità.


Questa triade pagana venne demonizzata, esaugurata dal Cristianesimo e molti dei simboli pagani vennero mascherati di significati cristiani. La vecchia e saggia guaritrice diventava così la strega, grottesca e malvagia. Essere “strega”, professare la medicina popolare e non quella medico-scientifica, urbana, equivaleva a una condanna a morte, perché vista come pratica demoniaca. Le donne trovavano nei boschi un luogo per esprimersi, raccogliendo essenze attraverso una conoscenza empirica.



L’istinto femminile era una guida per conoscere il mondo vegetale, grazie al quale si scoprivano le proprietà curative, tossiche e psicoattive delle piante. Essere streghe significava avere anche una spiccata sensibilità osservativa, vedere un’anima in tutto ciò che vive.


A Bologna, via Porta Nova, fin dal medioevo, era la via degli speziali, erboristi e farmacisti, e qui, nel XV secolo, viveva la “strega enormissima”, ovvero Gentile Budrioli, donna colta e istruita, erborista e curatrice, accusata di stregoneria e messa al rogo il 14 luglio del 1498.


Debora Leanza, prima di aprire nel 2002 StregaTe Tea Shop, proprio in Via Porta Nova 7/a, tutte queste informazioni storiche non le conosceva.


Erano le persone del vicinato che, incuriosite dell’apertura, le facevano i complimenti per la scelta del nome così azzeccato. Stregate è un’elegante bottega destinata alla vendita di tè, infusi, tisane, spezie, caffè e cioccolato.


Leanza lavorava nel campo della cosmetica, ma circa 25 anni fa, scoprendo un negozio di tè nel nord Italia, rimase "stregata" da questo mondo aromatico. Decise quindi di cambiare vita e aprire a Bologna uno spazio esclusivo che ancora non esisteva.


La ricerca del locale più appropriato fu lunga, racconta, e passò quasi un anno prima di trovare quello giusto. È come se avesse avuto un richiamo casuale ma guidato, raggiunto in un tempo predestinato. In qualche modo il suo volere era il volere di qualcun altro vissuto prima di lei.


StregaTe ha due entrate e due anime: la prima è allestita con oltre 400 barattoli di tè, infusi e spezie, la seconda è dedicata alle ceramiche e agli oggetti cerimoniali di degustazione.


Alle pareti, file di tè, tisane e infusi in barattoli rigorosamente di metallo: anche se tenerli nel vetro sarebbe più bello dal punto di vista estetico, la chiusura sarebbe troppo blanda e farebbe svanire l'aromaticità, spiega Leanza.



Alla domanda su come riconoscere un tè di qualità, Leanza non ha dubbi. Innanzitutto, si inizia dalla rintracciabilità, dall’etichetta e poi da un’attenta analisi visiva e olfattiva. Le foglie devono essere intere, uniformi nel colore, brillanti, con la presenza di gemme dal profumo intenso.


È molto importante osservare la foglia prima, durante e dopo l’infusione, vedere come lentamente si ridrata; in questo modo si capisce davvero come è stata eseguita la lavorazione. Leanza, grazie ai suoi viaggi in Giappone e Sri Lanka, continua a studiare culture lontane, sensibilizzando il cliente al corretto trattamento della materia prima. «Preparare una tazza di tè non significa mettere dell’acqua a bollire e fare tutt’altro nel mentre, ma richiede dedizione proprio come se stessimo cucinando», dichiara.


Il tè all’occidentale che comunemente sorseggiamo si ottiene effettuando un’unica estrazione e mettendo una bustina o qualche grammo di foglie in 200 ml di acqua. Se ci fermiamo alla bustina l’esperienza rimane blanda, ma se partiamo da un tè sfuso di qualità, il significato cambia. Iniziamo a porci delle domande. La tipologia di tè, servita calda o fredda, deve rispettare adeguate temperature e tempi di infusione. Bere tè all’orientale prevede invece maggior consapevolezza sia nelle gestualità che nell’approccio gustativo.


Esistono infatti tè adatti alla reinfusione: utilizzando una maggior quantità di foglie rispetto all’acqua, vengono reinfuse anche tre o quattro volte, in tempi prestabiliti per ogni fase. In questa maniera la trasformazione e l’evoluzione aromatica variano a ogni tazza.


L’offerta del tea shop è sorprendente: i tè provengono dall’India, da Ceylon, dal Giappone, dal Nepal, dal Kenya, solo per citarne alcuni. Da StregaTe si possono trovare i Pur-erh, ovvero tè invecchiati anche di 10 o 15 anni proprio come i vini pregiati, i tè Oolong semi-ossidati, tè bianchi, tè verdi, tè neri, tè gialli, sia in purezza sia aromatizzati. Tutti possiedono dei nomi bellissimi che rievocano animali, frutti, stagioni, astri, pietre, foreste e fate.


Come ogni campo gastronomico, anche quello botanico-gourmet richiede un approccio comprensivo. Riscoprire le erbe è un invito a recuperare un sapere culturale immenso, non c’è solo incanto, ma tradizione e rispetto. Ogni donna che entra da StregaTe rianima il suo archetipo femminile, di donna intuitiva, maga e ricercatrice di bellezza.

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