Offbeat: la proposta analcolica di La Jara
- Redazione

- 14 apr
- Tempo di lettura: 3 min
Offbeat racconta un approccio diverso all’analcolico, tra mosto, botaniche e un approccio biologico in cantina dal 1999
Nel territorio del Prosecco, dove tradizione e denominazione sono parole che hanno un peso decisamente importante, c’è chi ha lavorato sull’innovazione, prima ancora che diventasse un trend.
Già nel 1999, infatti, la cantina La Jara a Mareno di Piave, in provincia di Treviso, ha iniziato a puntare su percorsi radicali: il primo è stato quello di adottare l’agricoltura biologica, scelta nata da un rifiuto di processi chimici invasivi e nel rispetto dell’ambiente.
«La scelta dell'agricoltura biologica è nata dopo aver visto i danni causati dalla chimica in vigneto», racconta Francesco Galardi, Export Manager della cantina. «I trattamenti dell’epoca uccidevano non solo gli insetti, ma anche animali come lepri e uccelli. Quando la nuova generazione ha avuto la possibilità di gestire i vigneti, la decisione è stata quella di non usare più prodotti di sintesi, anche se il mercato non riconosceva ancora alcun valore economico al biologico. All’inizio è stata dura, con raccolti scarsi, ma nel tempo questa scelta ha portato risultati positivi sotto molti punti di vista».
Ma La Jara non ha solo introdotto l’approccio biologico in vigna: ha anche deciso di fare il suo ingresso nel mondo alcohol-free. Una decisione controcorrente in un mercato come quello italiano, che nasce però da una spinta esterna, arrivata in modo sempre più insistente negli ultimi anni.
«È iniziato tutto circa tre anni fa, quando clienti storici e nuovi contatti hanno iniziato a chiederci una linea senza alcol», spiega Galardi. «All’inizio non sapevamo cosa pensare, né dal punto di vista pratico né normativo. Abbiamo provato diversi prodotti già sul mercato, ma non ne abbiamo trovato uno che ci piacesse davvero».
Molte delle alternative analcoliche al vino presenti sul mercato sono prodotte tramite dealcolazione, processo attraverso cui si rimuove l’alcol da un vino già prodotto, grazie a tecniche come l’evaporazione sottovuoto o l’osmosi inversa. È un intervento che avviene a posteriori e che, inevitabilmente, modifica anche struttura e profilo aromatico, motivo per cui spesso si rende necessario riequilibrare il prodotto con zuccheri o aromi.
«Abbiamo capito che dealcolare non era un’opzione valida per quello che avevamo in mente. I costi sono alti e il risultato spesso richiede aggiunte di aromi e zucchero. Inoltre, senza alcol, il prodotto è molto più delicato e difficile da stabilizzare, soprattutto in biologico. Noi volevamo rimanere coerenti con i nostri valori», racconta Galardi.
Ed è proprio da questa complessità tecnica che arriva la soluzione, dopo due anni di ricerca e moltissimi test: «abbiamo scelto di utilizzare il mosto d’uva come base. Il mosto non ha un sapore definito come il vino, quindi va costruito: nel nostro caso, con estratti botanici. La sfida è stata trovare il giusto equilibrio tra gli ingredienti. Una volta raggiunto, il processo diventa lineare: miscelazione, gasatura e imbottigliamento».
Il risultato è Offbeat, una linea pensata per affiancare, non sostituire, il vino. Un prodotto che nasce dal mosto d’uva non fermentato, lavorato con estratti botanici per definire gusto e complessità, e successivamente reso frizzante tramite gasatura. Un prodotto pensato da zero, con una propria identità.
«Il nostro focus rimane sempre il vino. Offbeat nasce come alternativa, per rispondere a una nuova domanda di mercato. È un progetto parallelo, che si muove accanto a ciò che facciamo da sempre», spiega Galardi, «pensato per chi non vuole rinunciare alla socialità senza consumare alcol. Usare un linguaggio che richiama quello del vino aiuta il consumatore a orientarsi e a capire cosa sta bevendo».
Ma la peculiarità di Offbeat, disponibile nella referenza bianco e rosé, va oltre la mera assenza di alcool: i prodotti sono infatti biologici, con un residuo zuccherino di circa 40 g/L, e solo 16 kcal per 100 ml.
A oggi, Offbeat è presente in più di dieci Paesi, tra Europa e mercati extraeuropei. «Siamo presenti in Danimarca, Svizzera, Lettonia, Svezia e Stati Uniti, e stiamo lavorando per espanderci ulteriormente, anche in Asia. La nostra struttura è focalizzata sull’export, ed è per questo che oggi non siamo presenti in Italia, anche se abbiamo ricevuto manifestazioni di interesse da piccole realtà».
Certo in un paese come l’Italia in cui il vino è cultura, convivialità, tradizione e heritage, un prodotto come Offbeat va accompagnato, ma il mercato sta lentamente cambiando, rivelando esigenze sempre diverse e spesso complementari :«le bevande alcohol-free possono essere un modo per includere chi ha scelto di non bere. Avere un calice che visivamente richiama uno spumante aiuta a sentirsi parte del momento, senza rinunce».














