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Tra gianduiotti, pentagoni e l'iconica Giacometta: Giraudi, cioccolato all'infinito

  • Immagine del redattore: Redazione
    Redazione
  • 2 apr
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 10 apr

A Castellazzo Bormida, Giraudi racconta oltre un secolo di cioccolato, famiglia e artigianalità


A Castellazzo Bormida, in provincia di Alessandria, la storia di Giraudi attraversa più di un secolo senza mai perdere i suoi punti fermi: la famiglia, l'artigianalità e la passione per il cioccolato.


Era il 1907 quando Giovan Battista Giraudi apriva la propria attività con un mulino e un forno per la panificazione, mentre Paolino Boidi si formava come pasticcere, rilevando una pasticceria nel centro di Castellazzo Bormida negli anni Cinquanta.


Dobbiamo poi aspettare gli anni Sessanta perché Giraudi inizi il suo viaggio nel mondo del cioccolato con i primi mandrugnin, nugatelli e amaretti, mentre nel 1982 Giacomo Boidi, nipote di Giraudi cioccolataio, e di Boidi pasticcere, unisce le rispettive arti, diventando il titolare della “Pasticceria Giraudi”.


Quando Boidi prende le redini dell’attività, non raccoglie solo l’eredità dell'azienda, ma anche un patrimonio familiare di savoir faire, competenze, ricette e artigianalità che ancora oggi continuano a definire il marchio Giraudi.


Racconta Boidi: «gli zii, Giraudi e Boidi, sono stati fondamentali per iniziare questo mestiere, ed è per questo che il legame con la famiglia resta forte nel presente: oggi ci sono mia moglie e mio figlio, Davide, e mi auguro che possa portare avanti l’attività».



In Giraudi, la tradizione e la qualità sono sempre state la base da cui partire per spingersi oltre, passando di generazione in generazione, con una consapevolezza che oggi è molto più complessa rispetto al passato. Se un tempo bastava seguire l’intuizione, oggi ogni prodotto è il risultato di un equilibrio più articolato.


«Oggi la ricerca e la validazione di un prodotto sono fatte in modo attento, considerando le tendenze, gli aspetti nutrizionali, le intolleranze, il bisogno di ridurre lo zucchero o evitare certi grassi. Una volta era più semplice: qualcosa ti piaceva e lo proponevi. Oggi serve più attenzione. La creatività però resta: siamo artisti che partono dalla tradizione e dal territorio per arrivare a combinazioni nuove, che un tempo sarebbero state azzardate,» spiega Boidi.


È proprio in questo spazio tra memoria e sperimentazione che nasce uno dei prodotti più identitari della maison: la Giacometta, crema spalmabile di Nocciole Tonde Gentili Trilobate con cacao. «È stato il primo vero prodotto di cioccolato che ho fatto negli anni Ottanta, quello che mi ha fatto conoscere», ricorda Boidi. «Il nome nasce da un’idea di due figure dell’aristocrazia culturale alessandrina, clienti affezionati: pensavo avessero unito il mio nome a quello di mia moglie Nicoletta, invece era il nome della maschera piemontese, moglie di Gianduia».



Con il tempo, la gamma dei prodotti si è ovviamente ampliata e raffinata. I pentagoni, i gianduiotti e i petali raccontano oggi un altro livello di ricerca, una costante attenzione alla qualità, certo, ma anche all'aspetto più creativo dell'arte del cioccolato, con combinazioni sempre nuove e sorprendenti, ma senza rinunciare a una produzione artigianale: «oggi si abusa molto del concetto di artigianalità», commenta Boidi. «Non è più solo fare con le mani: è saper selezionare le materie prime, non rovinarle durante la trasformazione e usare la tecnologia quando aiuta, senza snaturare il prodotto».


Il laboratorio a vista e la boutique, aperti nel 2005, sono la traduzione fisica di questo approccio, diventando un'ulteriore occasione di racconto dei prodotti ai clienti e di incontro con i consumatori finali: «l’obiettivo era di ricreare un contesto di boutique, dove il cliente viene guidato. L’esperienza è fatta dalle persone, dalla loro capacità di raccontare il prodotto e trasmettere emozione».


Il futuro guarda proprio in questa direzione: portare quell’esperienza oltre Castellazzo Bormida, senza perdere la propria identità e il contatto con l'eredità di Giraudi. «Stiamo pensando a sviluppare una rete di negozi a marchio Giraudi, e puntiamo molto anche sul digitale. Vogliamo dare sempre più valore al brand. E per il 2027, per i 120 anni, beh, abbiamo ancora qualche colpo da sparare».

 
 
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