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NATIVO, il vermouth che porta le botaniche del Messico nell’aperitivo

  • Immagine del redattore: Redazione
    Redazione
  • 10 mar
  • Tempo di lettura: 3 min

Un progetto nato tra Italia e Messico che unisce Trebbiano biologico, botaniche ancestrali e un nuovo modo di leggere l’aperitivo contemporaneo


Nel panorama del vermouth contemporaneo sta emergendo una nuova generazione di progetti che partono dalla tradizione e si spingono poi in territori nuovi.


NATIVO si inserisce in questo movimento, costruendo un ponte tra Italia e Messico, e facendo incontrare al vermouth classico un repertorio botanico che arriva dall’altra parte dell’oceano.


Il progetto nasce proprio da questa intenzione di mix culturale, come racconta la founder Alessia Frisoni. «Volevo creare una fusione tra questi due mondi, che condividono una storia molto ricca dal punto di vista gastronomico e culturale», racconta.


Dopo aver individuato una selezione di erbe e radici messicane disponibili per l’importazione, è iniziata una fase di sperimentazione che ha portato allo sviluppo di due interpretazioni distinte: un vermouth bianco e un vermouth affumicato. Il lavoro si è concentrato soprattutto sulla ricerca e sui test continui, ma anche sulla comprensione di due palati diversi, quello italiano e quello messicano, con l’obiettivo di arrivare a un equilibrio capace di dialogare con entrambi.



La base scelta è Trebbiano biologico umbro, come spiega Frisoni: «Avevamo bisogno di una base che permettesse al vermouth di distinguersi rispetto alle interpretazioni più tradizionali. Il Trebbiano è considerato una delle migliori basi bianche per questo tipo di prodotto perché ha una struttura pulita e neutra, che lascia spazio alle erbe e alle botaniche messicane infuse, permettendo loro di diventare le vere protagoniste». In altre parole, il vino funziona come tela: sostiene la struttura del vermouth ma non sovrasta il lavoro aromatico.


Il cuore del progetto sta proprio nelle botaniche. NATIVO lavora con oltre trenta ingredienti tra quelli classici del vermouth e una selezione di piante messicane come damiana, hoja santa e chiltepin. Gestire una filiera così composita non è banale: «il primo passo è capire se e come sia possibile reperire questi ingredienti in Italia e assicurarsi che siano conformi alle normative dell’Unione Europea. Molte radici ed erbe messicane hanno una lunga tradizione d’uso in Sud America. Per noi è fondamentale lavorare con ingredienti di alta qualità e certificati, mantenendo sempre uno standard costante».


L’integrazione di queste piante nel linguaggio del vermouth ha richiesto diversi mesi di lavoro, con un processo che passa anche da numerose micro-iterazioni durante la macerazione e la costruzione del blend finale: «in generale possiamo arrivare a un risultato finale nell’arco di circa un mese e mezzo. Durante questo periodo il lavoro consiste soprattutto nell’assaggiare e valutare continuamente il prodotto, fino a raggiungere il profilo aromatico e la qualità che stiamo cercando».


Le due referenze sono nate nello stesso periodo ma come progetti separati. L’idea iniziale era sviluppare un vermouth bianco capace di evocare in modo delicato alcune note affumicate tipiche del mezcal. Da lì sono emerse due identità diverse. Il Bianco ha un profilo più agrumato ed erbaceo, con una speziatura leggera. L’Affumicato invece si muove su note più profonde: botanico, rotondo, con una speziatura più marcata. «Personalmente preferisco l’Affumicato: rispecchia di più la mia personalità ed è perfetto da bere liscio o anche in un Negroni Bianco», racconta Frisoni.


Dal punto di vista del servizio, NATIVO è pensato per essere versatile, da degustare con ghiaccio oppure utilizzato nella mixology contemporanea. «Quello che mi piace è la sua versatilità: può essere servito sia come aperitivo sia come digestivo. È un prodotto che si presta a diversi momenti della giornata». Un posizionamento che guarda chiaramente al mondo della scena dei cocktail bar.


Il progetto si definisce apertamente come una reinterpretazione e non come un’imitazione del vermouth classico: «è un prodotto pensato per chi cerca sapori nuovi e un forte senso di identità. Io parlo sempre di due mondi che si incontrano. L’idea è che chi ama viaggiare e scoprire culture diverse possa ritrovare tutto questo in un solo sorso».



Dietro al progetto c’è anche una riflessione sui rituali. «Siamo tutti plasmati dai rituali. Italia e Messico condividono una forte cultura di rituali familiari, religiosi e culinari, così come momenti sociali legati alla celebrazione. Per noi il senso di appartenenza è fondamentale: sentirsi parte di qualcosa».


Costruire NATIVO è stato infatti anche un percorso personale per Frisoni: «mi ha insegnato a entrare in contatto con persone e menti diverse. Creare questo prodotto è stato naturale per me, perché l’idea nasce direttamente dalla mia identità. Vorrei che chi ama esplorare nuovi sapori potesse apprezzarlo e condividerlo. NATIVO è un simbolo contemporaneo: prova a rompere alcune regole e a creare qualcosa di nuovo senza abbandonare le proprie radici».


Se dovesse riassumere i valori del progetto in poche parole, la risposta è diretta: «Autenticità, tradizione, origine». Poi aggiunge una quarta parola, quasi inevitabile per un prodotto nato tra due mondi: identità.

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