Indovina chi viene a cena? L'arte di ricevere secondo Annunziata Forte

Con «Indovina chi viene a cena?», l'architetto trasforma il proprio atelier in un luogo di convivialità, recuperando il piacere di ricevere e il tempo necessario per conoscersi davvero.

Per capire che tipo di padrona di casa sia Annunziata Forte, architetto e designer italiana, basta sapere che preferisce un tè bevuto lentamente a un caffè veloce e la vasca da bagno alla doccia. «Nel mio mondo tutto quanto è piacevole deve avvenire senza fretta», racconta. Una filosofia che trova una delle sue espressioni più compiute nell'invito a cena, un rituale al quale Forte ha deciso di dedicare un progetto personale.
Già dal nome , Indovina chi viene a cena?, riferimento dichiarato all'omonimo film hollywoodiano, capiamo di trovarci di fronte a una consuetudine della vita borghese: aprire le porte della propria casa, apparecchiare una tavola e dedicare la serata alla compagnia e alla conversazione. Nel caso di Forte, però, la casa coincide con il suo Atelier di Architettura, uno spazio che considera profondamente suo, dove ha scelto di accogliere gli ospiti.
«La cena è la possibilità di tempo lento, occasione di incontrarsi e scoprirsi in una dimensione rilassata, accogliente, propria del mio Atelier di Architettura che è soprattutto il luogo che mi rappresenta e dove sono a mio agio sempre.» La scelta dello spazio diventa quindi parte dell'esperienza. Le cene si svolgono nella Sala Grande dello studio, un ambiente dalle proporzioni importanti, con affreschi e stucchi originali. Eppure, racconta Forte, ciò che sorprende maggiormente gli invitati è l'intimità che si crea una volta seduti a tavola. La dimensione professionale dell'atelier passa in secondo piano e lascia spazio a conversazioni che possono prendere direzioni impreviste.
Anche la composizione degli ospiti segue una sua logica. A volte si tratta di persone incontrate casualmente, che hanno suscitato la sua curiosità. Altre volte sono conoscenze di lunga data che, pur frequentando la stessa padrona di casa, non hanno mai avuto occasione di incontrarsi. E qualche volta c'è persino un ospite a sorpresa, la cui identità rimane segreta fino all'ultimo momento.
La tavola diventa così un piccolo esperimento di socialità. Chi invita sceglie le persone e crea le condizioni per l'incontro, senza poter prevedere del tutto quello che accadrà. È probabilmente uno degli aspetti più affascinanti dell'ospitalità: la possibilità di far nascere una relazione semplicemente decidendo di condividere una cena.
Naturalmente, nulla viene lasciato al caso. Forte si occupa personalmente della mise en place, scegliendo i piatti, i tovaglioli, le candele e le decorazioni per il centrotavola. Apparecchiare è un piacere al quale dedica tempo e attenzione. Anche il menu viene deciso da lei, pur affidandone ad altri la preparazione, così come la selezione delle bevande. La proposta gastronomica rimane volutamente semplice e tiene conto delle preferenze alimentari degli invitati.
Nelle sue intenzioni, il cibo deve contribuire all'armonia della serata, senza diventare protagonista a scapito della conversazione. Forte descrive la cena come «un momento in cui tutto deve creare un equilibrio senza sovrapposizioni».
C'è qualcosa di interessante in questa concezione dell'invito. In un periodo in cui la convivialità viene spesso raccontata attraverso l'eccezionalità dei menu o la ricercatezza degli allestimenti, Indovina chi viene a cena? ritrova invece una dimensione più privata dell'ospitalità. Il piacere di ricevere passa anche attraverso i dettagli, ma trova il proprio significato nelle persone che si è deciso di riunire. «La cena inizia e tutto va lasciato andare», osserva Forte. È il momento in cui la preparazione finisce e la serata comincia davvero, seguendo il ritmo delle conversazioni.
Quando gli ospiti se ne vanno, Forte rimette personalmente in ordine la sala. Ripensa a quanto è stato detto e continua mentalmente qualche conversazione rimasta in sospeso. Il progetto proseguirà mantenendo l'eterogeneità degli invitati, che fino a oggi è stata una delle sue caratteristiche distintive, così come la capacità di creare spunti nuovi e inattesi e stimolare nuovi punti di vista. Forse una cena riesce particolarmente bene proprio quando lascia qualcosa in sospeso. Un argomento da approfondire, una persona da rivedere, il desiderio di ritrovarsi ancora intorno alla stessa tavola.


