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Frutti antichi: tra sapori e tradizioni dimenticate

  • Immagine del redattore: Sara Rovati
    Sara Rovati
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Dalle giuggiole alle corniole, una mappa di frutti antichi che resistono fuori dalle logiche del mercato contemporaneo


In un mondo sempre più frenetico, dove tutto è già pronto e il tempo sembra sempre insufficiente, frutti dal passato millenario trovano sempre meno spazio. Richiedono lavorazioni lunghe, cura e attenzione. Sono poco produttivi rispetto alle logiche contemporanee, ma custodiscono un profondo valore storico e culturale.


Giuggiole, mele cotogne, azzeruolo, prugnolo e molti altri, immancabili nelle corti e nei poderi di un tempo, erano essenziali per garantire una scorta di frutta durante l’inverno, attraverso conserve, liquori e dolci che oggi pochi ricordano.


In passato, la frutta in inverno non era sempre disponibile per tutti. Il modo più efficace per conservarla durante i mesi freddi era trasformarla in marmellate, confetture e liquori. Poderi, orti e cascine erano ricchi di varietà che oggi definiamo antiche: piante robuste, poco esigenti in termini di manutenzione ma produttive. Vere e proprie "pioniere", nate da processi di selezione naturale avvenuti secoli fa, oggi sopravvivono soprattutto come elementi ornamentali.


Le giuggiole, ad esempio, sono frutti di piccole dimensioni; a maturazione si presentano di colore rosso scuro, tendente al bruno, con una superficie liscia e lucida. Il loro sapore è dolce, fruttato, con note vinoso-tanniche. Una volta essiccate, ricordano molto il dattero, sia nell’aspetto che nella dolcezza. Venivano utilizzate soprattutto per preparare il “brodo di giuggiole”, un succo dolce a base di giuggiole, mele, uva e zucchero.


La mela e la pera cotogna, tra i frutti più antichi conosciuti, erano definite dai cretesi “pomi d’oro” per il loro caratteristico colore. Si presentano grandi, bitorzolute, di un giallo paglierino, con una superficie ricoperta da una sottile peluria che le rende vellutate. Impossibili da mangiare crude, richiedono una lunga cottura in acqua bollente, dopo essere state private della buccia. Proprio questa caratteristica le ha rese poco appetibili per il grande mercato.


In passato, però, venivano utilizzate per preparare mostarde, gelatine, marmellate e distillati. Nel sud Italia è molto diffusa la cotognata, un panetto compatto di marmellata di cotogne, tagliato a cubetti e consumato come una caramella oppure utilizzato per farcire biscotti di frolla all’olio di oliva, spesso a forma di mezzaluna. Il sapore è distintivo: aspro, tannico, con leggere note dolci sul finale. Si abbina bene a spezie come cannella, anice stellato e chiodi di garofano.


L’azzeruolo è un frutto di piccole dimensioni, simile a una piccola mela, di colore giallo o rosso. Un tempo immancabile negli orti e nei giardini rurali, è molto produttivo e veniva utilizzato soprattutto per liquori e marmellate. Il suo sapore è acidulo, intenso, quasi speziato, e si abbina bene alla cannella e al succo di limone, ingredienti base per le conserve.


Il corbezzolo è un frutto delle dimensioni di una ciliegia, rosso, rugoso e molto delicato. La polpa, gialla e dal sapore leggermente acido ma piacevole, può essere conservata sotto spirito o candita. La pianta produce piccoli fiori bianchi, molto profumati, che attirano le api: da qui nasce il miele di corbezzolo, poco diffuso ma un tempo molto apprezzato. Della pianta si utilizzano anche le foglie, in particolare per aromatizzare i formaggi.


La sorba, dal canto suo, è piccola, di colore giallo-arancio tendente al bruno, con un sapore dolce e note aspre sul finale. Viene utilizzata per marmellate, liquori e dolci, ma può essere consumata solo dopo essere stata “ammezzita”, cioè lasciata maturare a lungo. In passato, con le sorbe si preparava anche il pane, arricchito con noci, adatto sia ai dolci sia al salato.


Come le sorbe, anche il nespolo germanico diventa dolce dopo l’ammezzimento. Raccolto in autunno, veniva conservato nella paglia e consumato in inverno. La polpa è morbida e pastosa, dal sapore acidulo e leggermente speziato, e veniva utilizzata per liquori, marmellate e dolci.


Le corniole, dalla forma simile a piccole olive, raggiungono a maturazione un colore vinaccia. Hanno un sapore dolciastro e sono adatte alla preparazione di liquori e marmellate. In Trentino si produce il “corniolino”, un liquore dal colore rosso intenso, quasi vermiglio.


Infine, il biricoccolo, delle dimensioni di una susina, ha forma allungata e buccia vellutata di colore rosso intenso. La polpa è dolce, ricorda l’albicocca ma con la succosità della susina, ed era molto utilizzata per la preparazione di confetture.


Questi sono solo alcuni dei frutti che ancora oggi si possono ritrovare nelle case di campagna. Tra gli altri, si ricordano la pompia, il gelso, l’olivello spinoso e il mirabolano.


Frutti caratterizzati da note aspre, che richiedono lavorazioni lunghe, spesso di piccole dimensioni o difficili da raccogliere e maneggiare. Portano con sé una storia lunga e, al gusto, sorprendono: sapori antichi, oggi quasi dimenticati.

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