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Ruggeri, cinque generazioni di Prosecco Valdobbiadene

  • Immagine del redattore: Redazione
    Redazione
  • 23 gen
  • Tempo di lettura: 4 min

«L’eredità della famiglia Bisol vive nei valori chiave di Ruggeri. Da sempre rimaniamo fedeli alla visione dei nostri fondatori, perseguendo qualità e rispetto per la tradizione»


Nel panorama del Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG, Ruggeri rappresenta un caso raro di continuità progettuale. La sua storia affonda le radici nell’Ottocento con Eliseo Bisol e suo figlio Luigi, tra i primi enologi di Valdobbiadene, e arriva ai giorni nostri attraversando cinque generazioni, mantenendo una direzione chiara e coerente nel tempo.


«L’eredità della famiglia Bisol vive nei valori chiave di Ruggeri. Da sempre rimaniamo fedeli alla visione dei nostri fondatori, perseguendo qualità e rispetto per la tradizione. Questo approccio ci ha permesso di innovare guardando al futuro, senza mai dimenticare gli insegnamenti del passato», racconta Laura Mayr, General Manager di Ruggeri.


Questa eredità non è solo genealogica o simbolica, bensì strutturale. Oggi prende forma in quella che Ruggeri definisce la propria “Grande Famiglia dei Conferitori”: oltre cento viticoltori con cui l’azienda ha costruito relazioni profonde, basate sulla fiducia e sulla condivisione di obiettivi qualitativi. «Queste relazioni, consolidate nel tempo e da generazioni, contribuiscono all’eccellenza delle diverse interpretazioni del Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG secondo Ruggeri», racconta Mayr.


La storia di Ruggeri è intimamente intrecciata con l’evoluzione tecnica del territorio. A partire dalla figura di Giustino Bisol, che nel 1950 fonda la cantina attuale insieme al cugino Ruggeri, fino al lavoro portato avanti dal figlio Paolo e dalla nipote Isabella, l’azienda ha sempre interpretato il proprio ruolo come laboratorio di conoscenza applicata. «Come le nostre viti, siamo animati dal desiderio di crescere e di esplorare, alla costante ricerca del nuovo. Vogliamo conoscere ed esprimere tutte le potenzialità del nostro territorio con immutato spirito esplorativo», spiega Mayr.



In questa prospettiva, la tradizione non è mai stata un vincolo, ma una condizione di libertà. «Il legame con la tradizione, unito all’esperienza di più generazioni, ci dona la libertà e la leggerezza necessarie per innovare con lucidità. Gli antichi romani indicavano le terre inesplorate con la frase hic sunt leones: scoprire l’ignoto e tracciare nuovi percorsi è parte della nostra natura e della tensione qualitativa che ci contraddistingue».


Dal 2017 Ruggeri fa parte del gruppo Rotkäppchen-Mumm, scelta che avrebbe potuto rappresentare una frattura identitaria e che invece si è rivelata una continuità di valori. «La chiave è il rispetto reciproco e la salvaguardia dell’identità. Anche il gruppo Rotkäppchen-Mumm è a conduzione familiare: quando Ruggeri ha scelto di entrare a far parte di questa “famiglia”, la decisione è stata sostenuta da una piena coincidenza di visione, fiducia negli stessi valori e dall’obiettivo comune di preservare una qualità sempre più alta», spiega Mayr.


Se c’è un elemento che più di ogni altro definisce il profilo stilistico di Ruggeri, è il rapporto con il tempo, intesa come variabile produttiva concreta: «il tempo è da sempre al centro della nostra filosofia. In un mercato che chiede velocità, noi scegliamo l’attesa come valore. Sappiamo che solo con il giusto tempo i nostri vini acquisiscono complessità espressiva. I consumatori riconoscono questa pazienza consapevole, ben più lunga rispetto agli standard del Prosecco Superiore, ma indispensabile per garantire continuità qualitativa ai nostri spumanti».


È proprio questa impostazione che ha permesso a Ruggeri di essere tra le prime aziende a interrogarsi sul potenziale evolutivo della Glera. Vitigno a bacca bianca caratterizzato da acidità naturale elevata, moderata dotazione zuccherina e profilo aromatico floreale e fruttato, la Glera è particolarmente adatta alla spumantizzazione, soprattutto in contesti collinari come Valdobbiadene, dove escursione termica, suoli e ventilazione ne amplificano precisione ed espressività. «Lo spirito pionieristico di Ruggeri e la volontà di esplorare strade nuove, unite al nostro know-how, ci hanno permesso di scoprire nella Glera capacità evolutive inaspettate».



Da questa consapevolezza nasce Cinqueanni, primo Prosecco Superiore affinato per 48 mesi in autoclave, e successivamente Ladaltempo, progetto radicale nella sua impostazione. «Con Cinqueanni siamo stati i primi ad affinare per 48 mesi in autoclave un Prosecco Superiore, sfidando il tempo. Da questa esperienza nasce Ladaltempo, un progetto fuori da ogni schema: non uscirà ogni anno né seguirà l’ordine delle vendemmie. Vedrà la luce solo quando i nostri enologi riterranno che abbia raggiunto la sua massima espressione, dopo una lunga permanenza nella quiete della cantina».


A sostenere questa visione c’è anche un metodo tecnico preciso, sviluppato internamente. «Ruggeri ha perfezionato tecniche inedite di spumantizzazione e affinamento, creando un “Metodo” che mette al centro costanza qualitativa e valore del tempo. Questa filosofia, nota come “Metodo Ruggeri”, dà vita a vini unici per aromaticità, fragranza ed equilibrio, espressione autentica della nostra identità. Un’identità riconoscibile fatta di rigore, espressione della nostra personalità».


Il punto di massima concentrazione di questa filosofia è il Cartizze, spesso definito il “Grand Cru” del Prosecco Superiore DOCG. Un’area di soli 107 ettari, nel cuore delle colline di Valdobbiadene, dove le pendenze estreme rendono ogni intervento manuale. «Lavorare in Cartizze richiede tenacia e impegno: qui non entrano mezzi meccanici, tutto è fatto a mano, dalla cura quotidiana alla vendemmia, definita “eroica” per le pendenze estreme. In alcuni punti i declivi sono così impervi che la vite diventa essa stessa sostegno per il viticoltore. È un’area di indiscussa bellezza, preservare questo territorio, senza snaturarlo, è la vera sfida».


Ruggeri è l’azienda che vinifica la percentuale più alta di uve provenienti dal Cartizze, una posizione che comporta responsabilità precise. «Essere l’azienda che vinifica la maggior parte delle uve di Cartizze comporta una grande responsabilità verso i Conferitori e il territorio. Seguiamo le famiglie passo passo, dalla gestione delle vigne alla ricezione delle uve». La tutela passa anche dalla conoscenza scientifica: «L’area è ricca di biodiversità: per tutelarla, Ruggeri ha creato con l’Università di Padova un Herbarium del Cartizze, mappando le diverse varietà di fiori ed erbe spontanee qui presenti».


Il risultato si traduce in due interpretazioni precise, Dry e Brut, che restituiscono un profilo fatto di leggerezza e mineralità. Ma più che uno stile, il Cartizze rappresenta una sintesi culturale. «Vorremmo che chi lo beve percepisse la bellezza e la magia delle nostre colline, patrimonio Unesco dal 2019, e l’eroicità dei viticoltori che le coltivano con fierezza e passione da generazioni».

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